Archivio per la Categoria ‘Curiosità’

Quando i libri vanno su GGD Marche

Scritto da Eleonora il 15 giugno 2014

Chi lo dice che la lettura e la rete non vanno d’accordo?
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BreakFree: un’app che ti libera dalle app

Scritto da Claudia il 22 maggio 2014

Un po’ come l’acqua che elimina l’acqua.

Vi siete mai chiesti per quanto tempo, giornalmente, utilizzate lo smartphone? Io non so se volevo davvero sapere che uso il mio telefono per quasi quattro ore al giorno, tra mail, WhatsApp e applicazioni varie (per lo più Facebook e Instagram).
Inoltre, sblocco lo schermo più di 75 volte, senza contare quelle in cui non lo sblocco ma controllo solo se mi sono arrivate notifiche che non ho sentito perché ero impegnata a vivere staccata dalle macchine.

Adesso voi strabuzzate gli occhi, scuotete la testa e pensate che sia irrecuperabile, ma ci risentiamo tra una settimana, quando anche voi vi sarete presi i rimproveri di Sato, che vi dice di rallentare o vi chiama couch potato (questa me la sono legata al dito).
Sato è il piccolo guru di BreakFree, un’app che monitora l’uso che ognuno fa del proprio telefono e calcola un punteggio diviso in green zone, yellow zone e red zone, permettendo di tracciare i propri miglioramenti giornalieri, settimanali o mensili.

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Oltre al numero di sblocchi e al tempo totale di utilizzo, è possibile anche controllare quali sono le applicazioni più usate e, nella versione pro (1,44 euro), anche per quanto tempo viene usata ogni singola applicazione.

C’è da dire che Sato ogni tanto ti loda pure, quando ad esempio stai andando meglio del solito, incitandoti a continuare così. Ma l’app vuole anche dare un valido aiuto per uscire dal tunnel, attraverso vari strumenti come la disabilitazione della rete dati, dei suoni delle notifiche e dell’intero telefono oppure con l’auto reject delle chiamate, tutto attivabile per determinati periodi di tempo o in giorni e orari predefiniti.

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L’applicazione è disponibile su Google Play e, a breve, arriverà anche su App Store. Intanto io continuo la mia opera di disintossicazione graduale, aspettando la notifica che mi conferma di essere un caso disperato ;)

Quando dobbiamo studiare qualcosa, che sia un manuale o solo analizzare un problema, ognuno ha un proprio modo di prendere il toro per le corna. Ai tempi dell’università, mi ritrovavo a schematizzare interi libri su pochi fogli di quaderno, con frecce e diagrammi che collegavano i concetti chiave. Per prove ed errori, avevo imparato che in questo modo la mia mente faceva molta meno fatica a memorizzare; attraverso le mappe riuscivo a comprendere e ripetere in pochissimo tempo tutto quello che avevo studiato, rispetto alla semplice sottolineatura, lunghi riassunti o note ai margini dei paragrafi.

Le mappe concettuali, che mi servivano per superare gli esami, sono state la base per altri tipi di mappe, più evocative e mirate alla comprensione di temi in chiave personale: le mappe mentali.

Le mind map sono usate spesso in maniera inconsapevole, ma Tony Buzan ne ha teorizzato l’utilizzo e ne ha studiato l’applicazione in diversi ambiti (non solo quello creativo, come erroneamente si tende a credere).

Che le mind map possano realmente cambiare il nostro modo di affrontare e risolvere problemi lo pensano anche Francesco Piersimoni e Donatella Plastino. Insieme, da qualche anno, organizzano Mind Map & Castagne, un workshop gratuito che si tiene a Rimini e che vuole far scoprire, conoscere e usare le mappe mentali.
Abbiamo fatto, a questo proposito, qualche domanda a Donatella per saperne di più.

- Sono nate prima le Mind Map o le castagne? Com’è venuta fuori l’idea del format?
Adoro le castagne e cerco sempre un pretesto per mangiarle in compagnia. Potrebbe bastare questo ma la vera storia inizia nel 2009, quando ho scoperto le mappe mentali grazie al blog e ai corsi di Roberta Buzzacchino.
Da lì ho iniziato a usarle per studiare, poi per il lavoro, per organizzare viaggi o per riassumere il contenuto dei libri che leggevo. In tanti anni ho condiviso questa passione con amici, conoscenti e colleghi di lavoro; proprio in ufficio, parlando con Francesco Piersimoni (altro mangiatore di castagne), è nata l’idea.
Entrambi sentivamo il bisogno di avere uno spazio e un tempo per realizzare mappe mentali, ma volevamo anche confrontare i nostri lavori e condividere questa passione con altre persone.
Era autunno, abbiamo unito il tutto ed ecco il format: 5 appuntamenti serali per ritrovarci a fare mind map, sgranocchiare castagne e bere un buon bicchiere di cagnina.

- A chi sono rivolti i workshop e come si partecipa?
I workshop sono gratuiti e aperti a tutti, ai curiosi e ai più esperti: le mind map si possono usare per lo studio, per il lavoro, per diletto, non c’è limite d’età (tant’è che nei nostri incontri vantiamo anche la presenza di un bambino di 7 anni :D).
La sede dei workshop è a Rimini ma in questi due anni abbiamo avuto anche persone provenienti da altre città.
Bastava iscriversi online, su un Doodle dedicato, anche solo a una serata. Chi partecipava per la prima volta poteva acquistare un piccolo kit con pennarelli, cartellina, gomma e matita direttamente nella sede, mentre i fogli bianchi (A4 e A3), ma soprattutto, il vino e le castagne, li offrivamo noi. :D

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Mind Map Queen 70's-80's

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Mind Map Italia

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Confronto tra due Mind Map di una ricetta

- Ragionare tramite mappe mentali, per chi non è abituato a farlo, è difficile? Quali sono le resistenze più comuni?
All’inizio si parte con mind map semplici, legate alle proprie passioni (ricette, libri, sport, Star Wars!). I muri della sede sono sempre tappezzati da mind map in grande formato, dedicate proprio alle regole e ai consigli per realizzare una buona mappa. Copiarle, sopratutto all’inizio, è un ottimo esercizio per prendere confidenza con lo strumento.
Ragionare e organizzare i pensieri con le mappe mentali è più facile di quello che si crede, il freno più grosso è il disegno. Siamo abituati a usare tasti, pulsanti e a premere con il dito su uno schermo, usiamo poco le mani per scrivere, disegnare, colorare e all’inizio ci si sente un po’ intorpiditi, o si teme di non essere all’altezza dei nostri modelli mentali. Proprio per questo abbiamo dedicato alcuni incontri proprio alle immagini, alla gestione dello spazio bianco e dei rami.
Altro freno è la sintesi: si teme sempre di scrivere poco, di non essere chiari, di non riuscire a ricordare tutto. Con la pratica si impara a scegliere le parole o le immagini più significative, più comprensibili per gli altri e memorabili per noi. Il momento del confronto, sempre volontario e mai imposto, è molto utile per migliorare le proprie mappe, raccogliere spunti e idee.

- Mappe di carta e digitali, cosa cambia nel passaggio dalla carta al software?
Non esiste uno strumento migliore in senso assoluto, dipende da cosa dobbiamo fare e con chi dobbiamo condividere la nostra mappa mentale.
Quando si raccolgono le idee o si butta giù la prima bozza, la manualità ci aiuta a pensare.
La mind map di carta è un lavoro artigianale, personale, sollecita la memoria e la creatività. Il lavoro manuale segue il ritmo del pensiero, stimola le idee, ma soprattutto ci appaga.
Il software è ideale per mappe collaborative, per mappe che devono essere aggiornate nel tempo, per condividere il proprio lavoro con altri. Ad esempio, in ufficio, mi capita spesso di realizzare la bozza della mind map su carta e poi di riportarla sul software, per poterla condividere con facilità.

- Consigliaci 3 strumenti digital per creare Mind Map.
Ce ne sono molti e per tutte le esigenze, questi sono i miei preferiti.
Coggle, un tool gratuito che mi ha conquistata per l’estetica e la semplicità. Puoi creare i rami con un clic, trascinarli, spostarli, aggiungere immagini, condividere la mappa e lavorarci insieme ad altre persone.
XMind, sempre gratuito, lo uso molto in ufficio: permette di passare dal formato mappa mentale all’organigramma, al diagramma a lisca di pesce, alle classiche tabelle, riorganizzando di volta in volta lo stesso contenuto.
Infine, concludo con la mia app preferita per prendere appunti su iPad: SimpleMind. Poche funzioni, semplicissima, ma perfetta per creare e gestire una mappa mentale a grande velocità.

- Qualche anticipazione sul prossimo incontro?
Quest’avventura è iniziata con tanta semplicità e voglia di condividere, in due anni abbiamo raccolto la soddisfazione dei partecipanti e il loro entusiasmo; oggi più che mai desideriamo continuare, con alcune novità.
La terza edizione di Mind Map & Castagne arriverà puntuale in autunno, ma invece dei soliti 3-5 incontri diventerà un appuntamento settimanale ad accesso libero, un vero e proprio punto di ritrovo per chi desidera avvicinarsi alle mappe mentali, confrontarsi o perfezionare il proprio stile.
In più, stiamo lavorando ad una giornata full immersion nel mind map, pensata per tutti coloro che ci seguono fin dalla prima edizione ma vivono troppo distanti da Rimini per partecipare alle serate. Presto arriveranno informazioni e dettagli, ovviamente sul nostro blog :)

Quindi non vi resta che tenervi aggiornati iscrivendovi al blog di Mind Map & Castagne!

donatella_plastino

chi è
Donatella Plastino

Calabrese, a Rimini dal 2001. Lavora ad Adrias Online, web agency di Rimini, e si occupa di Content Marketing, campagne PPC e Web reputation. Compra più libri di quelli che riesce a leggere, le piacciono le cineteche comunali, i cartoni animati giapponesi e i fogli bianchi da riempire.

Google Street view, Cyclodeo e le mappe per ciclisti

Scritto da Serena il 22 marzo 2014

Una volta era solo Google maps. Ci siamo abituati a usarlo per cercare informazioni stradali, per avere indicazioni sui percorsi e scegliere le strade più corte, con meno traffico o con meno curve.
Poi è arrivato Google Street View, con l’omino giallo da trascinare con il mouse direttamente in strada per vedere con i suoi occhi incroci e palazzi. Questo servizio di mappatura è stata una reale rivoluzione e all’inizio tutti, non neghiamolo, l’abbiamo usato per cercare casa nostra, per riconoscere i luoghi familiari, per capire a quando risalgono gli scatti. C’è poi chi lo ha usato per fare dei sopralluoghi, chi per ritornare in posti in cui era stato anni prima e chi per fare dei viaggi in capo al mondo comodamente seduto davanti allo schermo.  È bastato scattare foto ad altezza d’uomo con una telecamera montata sul tetto di una macchina per darci una prospettiva a 360°, aiutandoci a orientarci meglio durante i nostri spostamenti. Tutte queste cose, però, le conosciamo bene.

Cosa succede, invece, in quei posti dove le macchine non possono passare? Per risolvere il problema, alcuni anni fa Google Street view ha introdotto un nuovo tassello al suo sistema cominciando a mappare attraverso il Trike, un’insieme di attrezzature (telecamere, GPS, ecc.) montate su un triciclo, aprendo all’omino giallo i centri pedonali, i parchi, le piste ciclabili. Se le auto di Google Street view ci hanno dato una visione più globale, il Trike permette di definire quei dettagli che altrimenti andrebbero persi. Vicoli, siti archeologici, siti dichiarati patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO e altri posti dove sarebbe impossibile far circolare un’auto ora sono visibili e visitabili virtualmente tramite Street View.
In realtà, l’idea di poter mappare tramite una bicicletta ha portato sia Google Maps che altre compagnie ad ampliare la prospettiva e pensare a usi e modi per rendere la vita più semplice ai ciclisti. Attraverso una combinazione fra le mappe di Google e Street View è possibile calcolare i percorsi per le biciclette e fornire ai ciclisti un vero e proprio navigatore personalizzato, tenendo conto del traffico, della tipologia di strada, delle curve, ecc.

Photo credit: Mariusz Kucharczyk

Photo credit: Mariusz Kucharczyk

Sulla scia di Google, c’è anche chi ha creato servizi analoghi e particolarmente interessanti. Uno per tutti, lanciato nel 2013 e sbarcato alla fine dello scorso anno anche a San Francisco e New York, è quello di Cyclodeo, una startup olandese che ha integrato il sistema di mappe con una serie di riprese effettuate tramite una videocamera installata su un caschetto da bici. Lo scopo non è solo dare ai ciclisti le giuste indicazioni stradali su determinati percorsi, ma fornire una vera e propria panoramica della condizione delle strade. Per un ciclista che - una tantum o regolarmente - si sposta su due ruote nelle città è fondamentale riuscire a vedere prima se ci sono delle piste ciclabili a disposizione, com’è la qualità del fondo stradale, quanto sono bike friendly gli itinerari suggeriti. In sostanza, chi partecipa al progetto di Cyclodeo non fa altro che filmare un itinerario ciclabile, mapparlo indicandone durata e lunghezza e pubblicarlo. In questo modo, è possibile osservare il percorso in tempo reale, rendendosi conto anche della complessità degli incroci, del traffico e di quanto gli spazi delle piste ciclabili - se presenti - vengano rispettati da auto e pedoni.

Certo si tratta di un progetto ancora in via di sviluppo e al momento Street View è sicuramente più avanzato, oltre che permettere la personalizzazione dell’itinerario, ma la nascita di numerosi servizi pensati per i ciclisti è un segnale interessante.
Si parla fin troppo, infatti, delle possibili modalità di riduzione del traffico urbano e rendere la vita facile a chi sceglie di usare la bicicletta per gli spostamenti quotidiani è sicuramente un primo passo. Oltre a questo, però, non bisogna sottovalutare le possibilità legate al turismo, sia dentro che fuori le città, e una panoramica sempre più accurata delle strade ciclabili - se non addirittura delle piste ciclabili - è quasi d’obbligo e Street View e servizi analoghi puntano in questa direzione.

Photo credit: Richard Masoner

Photo credit: Richard Masoner

C’è poi chi va oltre e, sulla base dei dati raccolti da Google, ha escogitato dei modi per simulare delle pedalate in giro per il mondo stando comodamente a casa propria. Immaginatevi sulla vostra cyclette, a casa o in palestra, a faticare con attorno i panorami dell’Australia, della Svezia o della California. O, perché no, le zone più belle d’Italia! Questa, però, è un’altra storia di cui vi parleremo presto in un altro post.

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